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NEWS ROOM Se aumentano le visite ma non le vendite, forse è questione di UX

Se aumentano le visite ma non le vendite, forse è questione di UX

Per gli eCommerce, investire strategicamente in advertising e digital marketing è essenziale. Ma quando il tasso di conversione resta basso, la causa potrebbe essere una User Experience poco ottimizzata.

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Quando le conversioni di un eCommerce non crescono, la prima reazione è quasi sempre la stessa: aumentare il budget pubblicitario, ottimizzare le campagne, trovare nuove audience. È una risposta comprensibile, ma potrebbe non essere quella corretta. Il problema, infatti, in buona parte dei casi, non sta a monte del sito. Sta dentro il sito.

Il tasso di conversione medio globale di un eCommerce nel 2025 si attesta intorno al 2,1%. I top performer, invece, raggiungono tra il 4,5% e il 6%: circa tre volte tanto. La differenza non si spiega solo con budget ADV più alti o con campagne più sofisticate, ma spesso con la qualità dell'esperienza che l'utente trova quando arriva sul sito.

Fonte: Ruler Analytics


Forrester Research, infatti, stima che una UX ben progettata possa aumentare le conversioni fino al 400%. È un dato che, a prima lettura, può sembrare sovrastimato ma diventa, invece, molto credibile nel momento in cui si guarda all'altra faccia della stessa medaglia: il tasso medio di abbandono del carrello è del 68,7%. Significa che quasi sette utenti su dieci che iniziano un processo d'acquisto non lo completano e solo il 28,4% arriva al checkout. Quel 68,7% non è traffico da acquisire, è un’opportunità già presente che si perde per strada.

Per il marketing non conta (solo) la bellezza: l’importanza della UX

C'è un equivoco diffuso che vale la pena chiarire subito: UX non significa estetica. Un sito può essere visivamente curato e convertire poco, così come può essere essenziale nel design e performare benissimo. Quello che conta è l'architettura dell'esperienza: quanto è fluido il percorso dall'arrivo sul sito alla conclusione dell'acquisto, quanti ostacoli incontra l'utente lungo la strada, quanto è chiaro cosa fare a ogni passaggio.

Il Baymard Institute ha analizzato oltre 130 eCommerce e ha rilevato un dato preciso: migliorare esclusivamente il processo di checkout aumenta le conversioni del 35% in media. Un intervento su una singola fase del funnel, non un redesign completo.

Questo suggerisce un approccio molto concreto al problema. Non si parte dal sito intero, si identificano i punti di frizione, si misura dove gli utenti abbandonano, si interviene con precisione chirurgica.

Gli elementi che incidono maggiormente sulle conversioni sono noti, ma raramente presenti tutti insieme in modo coerente: navigazione che aiuta l'utente a trovare ciò che cerca senza sforzo, tempi di caricamento che non erodono l'attenzione, call-to-action posizionate dove servono davvero, checkout che non chiede un passo in più del necessario. E poi i segnali di fiducia: politiche di reso chiare, recensioni verificate, badge di sicurezza che nel momento della decisione finale fanno spesso la differenza tra un acquisto completato e un carrello abbandonato.

Mobile Conversion Rate: il divario che facciamo finta di non vedere

C'è una contraddizione nei dati del 2025 che merita attenzione. Il tasso di conversione su desktop è del 2,6%, su mobile è dell'1,2%. Meno della metà. Il paradosso è evidente: il mobile rappresenta la quota maggioritaria del traffico eCommerce, ma converte molto meno. Non perché gli utenti da mobile abbiano meno intenzione d'acquisto, ma perché l'esperienza che trovano è spesso progettata per lo schermo sbagliato.

Fonte: Ruler Analytics


Un sito mobile-friendly non è un sito desktop adattato, è un progetto diverso, che richiede di ripensare gerarchia delle informazioni, dimensioni e posizionamento degli elementi interattivi, velocità di caricamento, semplicità del processo d'acquisto su touch screen. È lavoro di progettazione, non di adattamento automatico, e spesso dovrebbe essere pensato nativamente per questo tipo di navigazione, soprattutto se si tratta di un eCommerce B2C.

Branding e comunicazione: la percezione che incide sulla conversione

Per convertire, infatti, non basta essere uno dei tanti che vende un buon prodotto, ma serve avere un’identità ben definita e un messaggio chiaro da condividere con il proprio target. Questi due elementi insieme, poi, dovranno essere trasferiti all’interno dell’esperienza utente, che non è fatta solo di best practice ma di soluzioni rilevanti e interessanti per il proprio segmento di clientela. 

Qualtrics ha rilevato che i clienti che vivono esperienze eccellenti hanno una propensione alla spesa fino al 140% maggiore rispetto a chi ne ha vissute di negative. Quella differenza non è solo tecnica, è relazionale. Riguarda la fiducia che si costruisce lungo il percorso, la chiarezza con cui vengono comunicate le informazioni, la coerenza tra ciò che il brand promette e ciò che l'utente trova.

Un eCommerce che converte non è solo un sito ben costruito funzionalmente. È un sito che anticipa le domande del cliente prima che vengano poste, che usa la comunicazione visiva e testuale per ridurre l'incertezza nel momento della decisione, che trasmette credibilità in ogni dettaglio, dal copy della scheda prodotto alla gestione degli errori nel form di pagamento.

Il concept di comunicazione, inteso come sistema coerente di visual, copy, tono e architettura dell'informazione, non è un esercizio creativo separato dalla strategia. È parte integrante della conversione. La coerenza riduce gli attriti cognitivi: un utente che si fida di quello che vede decide più facilmente. Un brand che comunica in modo frammentato genera dubbi, e i dubbi, nel momento dell'acquisto, si traducono in abbandono.

Come cambiare l’esperienza utente in chiave strategica

I dati mostrano una fotografia chiara: le aziende che performano meglio non sono necessariamente quelle con i budget ADV più alti, sono quelle che trattano l'eCommerce come un prodotto da progettare, testare e migliorare continuamente, integrando UX, comunicazione e strategia in un sistema coerente.

Investire in traffico su un'esperienza scadente è, nei fatti, inefficiente: si porta l'utente fino alla porta e poi si lascia che la porta sia difficile da aprire. Il punto di partenza, quindi, non è sempre un redesign completo. È spesso un'analisi onesta di dove il funnel si interrompe e perché. Quell'analisi, fatta con metodo, è già di per sé un vantaggio competitivo.

Per iniziare in modo concreto, quindi, un ragionamento sullo stato attuale della UX del tuo eCommerce, puoi cominciare osservando attentamente gli Analytics, per comprendere dove il percorso utente si interrompe più frequentemente e quali sono le pagine che registrano un maggiore tasso di uscita. Puoi anche usare strumenti molto utili per mappare i percorsi degli utenti all’interno del sito (come Hotjar) e scoprire, così, che alcuni elementi a te famigliari creano forti resistenze alla conversione.

Quando si affronta un’analisi UX, infatti, è fondamentale non avere preconcetti e lasciarsi guidare dai dati: quello che può funzionare per te non è detto che funzioni per il tuo pubblico. 

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